martedì 1 febbraio 2011

STEVE JOBS - Siate affamati, siate folli



Segnalato da:
 VALERIA BUCCI GROSSI 

testo integrale:
Il 12 giugno 2005, una giornata speciale per i laureandi di Stanford, una delle più famose università al mondo con sede nel cuore della Silicony Valley, è stata anche la giornata speciale di Steve Jobs (Apple) , invitato a tenere il commencement address, il discorso augurale per i neo-laureati.


Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie.

La prima storia è sull'unire i puntini.
Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato?
E' cominciato tutto prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all'ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d'attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: "C'è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?" Loro risposero: "Certamente". Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l'adozione. Poi accetto di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college.
Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l'ammissione e i corsi. Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all'epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell'attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti.
Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l'unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio.
Il Reed College all'epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato.
Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E' stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. Certamente all'epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all'indietro.
Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all'indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa - il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.

La mia seconda storia è a proposito dell'amore e della perdita
Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un'azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L'anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione - il Macintosh - e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. Come si fa a venir licenziati dall'azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l'azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa.
Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me - come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l'ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L'evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo.
Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita.
Durante i cinque anni successivi fondai un'azienda chiamata NeXT e poi un'altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell'attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia.
Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E' stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l'unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l'amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l'unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l'unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l'avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.

La mia terza storia è a proposto della morte
Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: "Se vivrai ogni giorno come se fosse l'ultimo, sicuramente una volta avrai ragione". Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: "Se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?". E ogni qualvolta la risposta è "no" per troppi giorni di fila, capisco che c'è qualcosa che deve essere cambiato.
Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose - tutte le aspettative di eternità, tutto l'orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire - semplicemente svaniscono di fronte all'idea della morte, lasciando solo quello che c'è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c'è ragione per non seguire il vostro cuore.
Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi "addio".
Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell'analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie - che era là - mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l'intervento chirurgico e adesso sto bene.
Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po' più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi:
Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E' l'agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità.
Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero un ragazzo c'era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E' stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E' stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E' stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.
Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell'ultima pagina del numero finale c'era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l'autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c'erano le parole: "Stay Hungry. Stay Foolish.", siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi.
Stay Hungry. Stay Foolish.

venerdì 28 gennaio 2011

Recensione: A PERDIFIATO di Mauro Covacich


Dario Rensich è arrivato sesto alla maratona di New York. Un risultato lusinghiero, quanto basta per diventare un apprezzato allenatore della Federazione, che lo manda in Ungheria con l'incarico di preparare per la maratona un gruppo di giovani mezzofondiste, determinate ad afferrare l'occasione per emergere. Un tormentoso iter per l'adozione di Fiona, la bimba che lui e la moglie Maura «aspettano», sembra sia giunto alle ultime battute proprio in coincidenza con la partenza di Dario per Szeged, la cittadina in riva al Danubio. Il fiume in agonia, inquinato dal cianuro, accompagna l'allenamento delle sette ambiziose diciottenni, tra le quali spicca l'imperscrutabile, magnetica Agota...
Segnato dalla disciplina della corsa, A perdifiato è un romanzo sul fuggire. Un libro inquieto, carico di forza e ambiguità, in cui tutte le vicende, come l'appassionante maratona finale, accelerano assumendo una piega sempre piú imprevedibile.

Dello stesso autore:


martedì 25 gennaio 2011

A proposito del maestro e del discepolo


Nel koan, di solito, il maestro e il discepolo sono insieme. Immagino il maestro completamente rilassato e sereno, e il discepolo teso e nervoso. Se il guru è nervoso e si trattiene, vuoi dire che non è un vero maestro. È un discepolo. Al contrario, se si gratta le natiche è un maestro. Joshu ha precisato questa idea in una meravigliosa frase: «Quando l'uomo comune conosce, si trasforma in un saggio e quando il saggio conosce, si trasforma in un uomo comune».
Un aneddoto storico sulla vita di Joshu racconta il modo in cui questo maestro viveva il suo insegnamento nella vita di ogni giorno.
Una persona venne a fargli visita per la prima volta. Il visitatore vide, in fondo al giardino, un bellissimo anziano assorto in profonda meditazione. Chiese al giardiniere, che era lì accanto, se quell'anziano fosse Joshu. E il giardiniere gli rispose: «No, assolutamente, Joshu sono io. Quello è il mio discepolo migliore».

Quando si vedono i grandi guru, si può essere portati a pensare che la loro ricerca non abbia raggiunto la vetta. Un maestro non si comporta così. È invisibile. È un uomo comune che ha percorso la strada fino alla fine.

   
 Tratto da "Il dito e la luna" di Alejandro Jodorowsky.


 

giovedì 20 gennaio 2011

 Dal film “Invictus” diretto da Clint Eastwood. Adattamento cinematografico del romanzo di John Carlin “Ama il tuo nemico. Nelson Mandela e il gioco che fece una Nazione”, racconta la storia del Sud Africa dopo l’elezione del presidente Nelson Mandela. Protagonisti del film sono Morgan Freeman e Matt Damon.

 

Invictus

 di William Ernest Henley
Dal fondo della notte che sovrasta
Come l’Inferno, polo a polo, nera,
Ringrazio qualunque dio esista
per l’anima mia così fiera.
Nel crudo artiglio degli eventi
Non ho gridato mai né sussultato.
Sotto i colpi di fortuiti accadimenti
Il capo è ferito e non piegato.
Oltre ‘sto sito di pianto e grida
Incombe delle tenebre l’Orrore.
Eppure negli anni ogni sfida
Mi trova, e troverà, senza timore.
Per quanto angusto sia il cammino,
Per quante pene il cartiglio abbia severe,
Sono maestro del mio destino:
E della mia anima il nocchiere.

 

Invictus

William Ernest Henley
Out of the night that covers me,
Black as the pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.

In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.

Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds and shall find me unafraid.

It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.
 

sabato 15 gennaio 2011

PERFORMANCE E FELICITÀ, TRE IDEE DI JAN ARDUI *

 









FORTUNA = PREPARAZIONE + OPPORTUNITA'
La performance e la felicità hanno molto a che fare con la fortuna: le persone felici attirano la fortuna, le persone che sono performanti e felici hanno successo in qualunque campo; in ultimo, le persone che sono performanti e felici sono eccellenti.
Ciò che ho scoperto è che la fortuna è l'incontro tra preparazione e opportunità .
(…) possiamo renderci conto che, se vogliamo ottenere qualcosa, possiamo spingere e fare pressioni finché vogliamo, ma il momento in cui le cose accadranno veramente, non dipende solo dal fatto che spingiamo, ma piuttosto dal fatto che sia arrivato il tempo giusto. La fortuna è quindi l'incontro tra preparazione e opportunità.
Un altro aspetto che è chiaramente presente nelle persone performanti e felici è che hanno una capacità di attenzione molto spiccata e questa attenzione serve loro per notare e cogliere le opportunità. È quindi importante saper spiraleggiare ed essere attenti all'arrivo del momento giusto, e contestualmente essere pronti a cogliere l'opportunità.

SUCCESSO = GRATITUDINE + GENEROSITA'
Da uno studio che è stato fatto negli USA sulle persone di successo nasce un'altra riflessione. Il risultato dello studio è veramente interessante e allo stesso tempo sorprendente. Le persone di successo hanno prevalentemente due qualità molto forti: la prima è che provano e dimostrano molta gratitudine e la seconda è che agiscono molto la generosità.
Quando ho letto i risultati di questo studio per la prima volta sono rimasto molto sorpreso, ma poi riflettendoci mi sono reso conto di quanto ciò abbia veramente senso. Le persone che provano gratitudine hanno l'abilità di dare valore alle cose e le persone grate hanno anche la tendenza ad utilizzare tutte le risorse disponibili che li circondano, e a dare molto valore a ciò che avviene e a ciò che è presente nel loro contesto. Se ci riflettiamo, questo aspetto è strettamente in relazione con il successo.
Se vogliamo utilizzare le risorse intorno a noi, dovremmo iniziare dal provare e dimostrare un senso di gratitudine, e poi passare alla generosità. E cos'è la generosità? Beh, è quella sensazione che ci fa venire voglia di condividere ogni cosa, e non di tenercela per noi. Il tenere le cose per noi, o trattenere le informazioni, ha a che fare con la paura di non avere abbastanza. Quindi chi è generoso parte dal presupposto di avere abbastanza; questo è un elemento chiave in relazione al successo e anche alla felicità.
(…)Probabilmente tutti noi abbiamo avuto esperienze all'interno di alcune aziende, o altri contesti in cui avevamo delle sensazioni ambigue, in cui ci siamo chiesti se ci trovavamo al posto giusto, o se veramente il contesto rappresentasse un'espressione di noi. Se abbiamo avuto qualche dubbio del genere, questo avrà a sua volta avuto un impatto sulla nostra performance e di conseguenza, ciò avrà un impatto sulla nostra felicità, perché ci sarà stata una parte di noi che non poteva essere pienamente presente e quindi felice. E qualunque libro sulla felicità o sulle performance di alto livello riporterà questo aspetto: le persone felici e con performance di alto livello, si “perdono” letteralmente in quello che fanno e nel contesto in cui si trovano, ne sono
completamente assorbiti.

ECCELLENZA = DISCIPLINA + LIBERTA'
Osservando le persone eccellenti, peraltro molto affascinanti da osservare, ho sviluppato una nuova consapevolezza. Se guardate qualcuno che è eccellente in ciò che fa, qualunque cosa sia, noterete che ci sono due qualità in relazione all'eccellenza: la prima è che chi è eccellente è disciplinato, ed è una persona che è in grado di focalizzarsi e che non ha paura di ripetere centomila volte la stessa cosa, che è dedicata e che prova una forte spinta a perseguire i suoi obiettivi, e che è pronta a fare qualunque cosa per realizzare quello che vuole. Ma se c'è solo disciplina, probabilmente ci troviamo di fronte ad un ottimo soldato, che può essere anch'egli eccellente naturalmente, ma saremo di fronte a una persona alquanto rigida, quasi come una macchina. A bilanciare questa situazione, si rende quindi necessaria una contro-qualità e per me la contro-qualità è un forte senso di libertà. Quindi altri due ingredienti fondamentali per l'eccellenza sono la disciplina e la libertà.
(…) Io penso che le persone che sono performanti e felici dimostrano un grande impegno e hanno anche una mentalità che permette loro di prendersi le libertà che vogliono, e il fatto che questi due aspetti possano convivere combinandosi, senza che uno eroda l'altro, penso che sia veramente un elemento essenziale dell'eccellenza e anche di performance e felicità.

Per concludere vorrei condividere un ultimo aspetto che hanno in comune le persone che ho sinora citato, al di là della loro eccellenza, del loro successo e della loro fortuna: queste persone sono in grado di usare la propria eccellenza ma anche le proprie debolezze e per me questa capacità è strettamente connessa al nostro tema di performance e felicità.
Se sono una persona che riesce a usare quello che non sa o non conosce e sa usare le proprie debolezze insieme alla propria eccellenza, che risultato posso ottenere? È molto probabile che il risultato è che sono completamente preso e assorbito in quello che faccio, e quindi presente al 100% nel contesto e in ciò che si fa.
Abbiamo un bel esempio di performance e felicità se osserviamo i bambini quando giocano: sono al 100% nel contesto e diventano quello che fanno in maniera eccellente.

Un altro elemento fondamentale è avere un buon equilibrio tra ricevere e dare e questa è la differenza per me tra vera felicità e l'essere concentrati prevalentemente o sul dare o sul ricevere. Ad esempio, l'intrattenimento si basa sul ricevere: quando siamo seduti davanti alla televisione, ci intratteniamo, ricevendo una serie di input; in realtà stiamo di fronte al televisore come se fossimo vuoti, e dobbiamo quindi essere riempiti da tutto ciò che la TV ci manda! Se facciamo zapping tutta la sera, quando ci alziamo e andiamo a dormire, difficilmente proviamo una sensazione di vera felicità e performance e questo è per me un esempio di mancanza di equilibrio tra ricevere e dare, dove l'ago della bilancia è troppo spostato sul ricevere. Se pensiamo alla libertà di scelta, ci rendiamo conto che in essa coesistono la libertà e il controllo. Se vogliamo essere performanti e felici necessitiamo del senso del controllo, altrimenti rischiamo di ricevere solamente. Se al contrario siamo sbilanciati verso il controllo, cioè siamo molto controllati, saremo concentrati solo nel dare, senza permetterci di ricevere nulla. Quindi la sfida generativa che propongo trova senso nell'equilibrio tra come posso utilizzare e dare ciò che ho ricevuto, sapendo che non è completamente sufficiente, perché, nonostante abbia già ricevuto così tanto, c'è ancora qualcosa che posso aggiungere.

*JAN ARDUI Psicoterapeuta della Gestalt e trainer internazionale PNL. Jan insegna PNL in Belgio, Francia,   Italia, Marocco e Russia.

mercoledì 12 gennaio 2011

Recensione: CODICE DELL'ANIMA di James Hillman

Esiste qualcosa, in ciascuno di noi, che ci induce a essere in un certo modo, a fare certe scelte, a prendere certe vie - anche se talvolta simili passaggi possono sembrare casuali o irragionevoli?


Un daimon guida la nostra vita e le nostre scelte. Se noi lo contrastiamo o lo ignoriamo ci ricorda la sua presenza con sintomi o malattie.
Non è una questione di Natura o di Cultura, di patrimonio genetico o di influssi ambientali, di infanzia e genitori inadeguati: il dipanarsi delle nostre esistenze è guidato da qualcos'altro che la psicologia scientifica non riesce a focalizzare, perché non si tratta di entità visibili e misurabili.
La bellezza, la fantasia e l'immaginazione hanno abbandonato la psicologia moderna e le nostre vite. Le categorie, in cui ogni giorno cercano di ingabbiarci, non rendono conto della complessità e unicità di ogni persona.
Hillman in questo libro, che costituisce un po' una summa del suo pensiero, ci parla, utilizzando anche le biografie di persone famose e facendo ricorso come al solito alla migliore tradizione del pensiero filosofico, di intuizione, di carattere, di vocazione, di destino, di pensiero mitico, di necessità e di provvidenza, concetti cui oggi mai si accenna durante le sedute di psicoterapia.
Un altro bel libro su cui riflettere, questo dello psicanalista americano, per combattere il conformismo di una cultura psicologica troppo razionalista e meccanicistica che può rivelarsi patogena in sommo grado.
Un libro avvincente e chiaro che apre la nostra esistenza a nuove prospettive.

domenica 9 gennaio 2011

CONOSCO BARCHE

Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.

Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

Conosco delle barche
che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.

Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.

Jacques Brel

Jacques Brel


lunedì 3 gennaio 2011

L'ultima lezione di Randy Pausch


Randy Pausch ha tenuto la sua ultima lezione pubblica, la "Last Lecture" intitolata "Realizzate i Vostri Sogni d'Infanzia" ("Really Achieving Your Childhood Dreams"), presso la Carnegie Mellon University il 18 settembre 2007.

Pausch ha fatto la sua "Last Lecture" in seguito ad una serie di lezioni in cui prestigiosi accademici hanno dibattuto sul tema di un ipotetico "esposto finale" sulla base della precisa domanda "quale massima provereste a comunicare al mondo se sapeste di avere un'ultima possibilità di farlo?".

Prima di parlare, Pausch ha ricevuto una lunga standing ovation da una platea di oltre 400 persone tra colleghi e studenti. Quando, invitando il pubblico a sedersi, ha scherzato "Fatemeli guadagnare" (questi applausi), qualcuno tra la folla gli ha risposto urlando "L'hai già fatto!". * "Quando sbagli chiedi scusa! Una buona scusa è formata da tre parti: "Mi dispiace"; "Era colpa mia", "Cosa posso fare per rimediare"? La maggior parte della gente salta la terza parte; è da questo che puoi capire chi è sincero". * "L’esperienza è ciò che ottieni quando non sei riuscito a ottenere ciò che volevi". * "Ogni ostacolo, ogni muro di mattoni, è lì per un motivo preciso. Non è lì per escluderci da qualcosa, ma per offrirci la possibilità di dimostrare in che misura ci teniamo. I muri di mattoni sono lì per fermare le persone che non hanno abbastanza voglia di superarlo. Sono lì per fermare gli altri". * "Quando fai qualcosa di sbagliato e nessuno si prende la briga di dirtelo, significa che è meglio cambiare aria. Chi ti critica lo fa perché ti ama e ti ha a cuore". * "Mi lamentavo con mia madre di quanto fosse difficile quell'esame all'università, e di quanto fosse spaventoso. Lei si inclinò verso di me, mi diede un buffetto sulle spalle e mi disse: «Sappiamo bene come ti senti, tesoro, ma ricorda, tuo padre alla tua età combatteva contro i tedeschi»". * "Sto per morire e mi sto divertendo. E continuerò a divertirmi ogni giorno che ancora mi resta da vivere. Perché non c’è un altro modo per farlo". * "Non perdete mai la capacità di stupirsi tipica dei bambini. È troppo importante. È quella a spingerci ad andare avanti, ad aiutare gli altri". * "Ho una mia teoria sulle persone che provengono dalle famiglie numerose: sono persone migliori degli altri, perché hanno dovuto imparare come andare d’accordo con gli altri". * "Non si può arrivare in cima da soli. Qualcuno deve aiutarti. Io credo nel karma. Credo che si riceve ciò che si è dato". * "Non lamentatevi. Lavorate più duramente. Non cedete. Loro migliore è quello che giace in fondo ai barili di merda". * "Se vivrete nel modo giusto, il karma si prenderà cura di voi. I sogni verranno da sè". * "La fortuna è quel momento in cui la preparazione incontra l’opportunità" * "La fortuna ce la creiamo da soli, chi più sa più vale."

LETTORI FISSI