sabato 20 ottobre 2012

Felix Baumgartner - Un volo record da 39.000 metri - Video Ufficiale

Felix è il primo uomo a superare la barriera del suono senza alcun velivolo toccando i 1.137 km/h dopo essersi lanciato da 39.043 metri.


"A volte bisogna andare molto in alto per capire quanto siamo piccoli"
Felix Baumgartner

domenica 14 ottobre 2012

LA CRISI SECONDO EINSTEIN

Albert Einstein 1879 - 1955

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere 'superato'.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell'incompetenza. L' inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito. E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla."

venerdì 14 settembre 2012

Ripartire

 
Ripartire
Quando è iniziato il ritorno?
Forse quando ho abbracciato con gli occhi la porta del faro di Fisterra, calpestando come i pellegrini fanno da mille anni gli ultimi scogli della terra conosciuta, quello è stato l’inizio del rientro nella realtà.
Due parole riecheggiavano nel cielo della Galizia portate dal vento della storia: “Fin del Camino”.
Il rientro durato qualche giorno è stato pigro ed ovattato per dare al vissuto l’occasione di depositare e lavorare in profondità.
La profondità è una costante del Cammino, le  emozioni cosi come i timori di quel pezzo di vita sono profondi;  la stanchezza lo è, subdola e pesante; anche le relazioni con gli altri lo sono, già intime  dopo poche ore e immenso è il rapporto con la natura.
Tutto  sprofonda in un abisso che non pensavo tanto vasto e riemerge come lava di un vulcano, improvvisa, potente e lenta livella tutto ciò che trova.
Alla fine mi ritrovo in uno stato di consapevolezza che riempie.
 
Tornare da un’esperienza cosi imponente è un momento speciale e delicato, parlarne è mettersi a nudo. C’è un passato recente che ancora fa svolazzare le farfalle nella pancia, c’è un velo di tristezza per una cosa che so non potrà ripetersi, c’è la velocità del mondo alla quale mi ero disabituato camminando per un mese intero a poco più di 3 chilometri l’ora e poi ci sono le persone che trovo, che sapevano o che hanno saputo di quei 912 chilometri fatti passo dopo passo.
Quando le incontro mi chiedono perché e come, ma sono domande alle quali non riesco a rispondere. Potrei sempre cavarmela con le parole del mio amico francese Jean Paul dicendo “Perché no?”.  Potrei dire che la mia vita è quella cosa lì, lasciare le certezze e farsi invadere dai dubbi, lasciare le comodità e arrangiarmi con il poco oppure che amo pensare al mio limite e tentare di superarlo, ma poi lascio perdere e rispondo semplicemente che mi piace esplorare e scoprire.
Parole brevi pronunciate nella speranza che chi le ascolta possa leggere nei miei occhi almeno un piccolo frammento delle enormi emozioni che ho vissuto in quei giorni, che mi hanno inondato e cambiato, augurandomi che quella luce possa illuminare anche loro e fargli perdere l’indecisione nell’affrontare  esperienze pure e totalizzanti, trovando da qualche parte il coraggio per dire che si può fare,  che si può correre il rischio, che non si deve rimandare oltre.
 
Al rientro il mio volto è stato per una decina di giorni la testimonianza dell’accaduto con quella barba folta che mai avevo avuto, segno tangibile, tatuaggio di un’esperienza che occorre avere il coraggio di testimoniare per dare speranza e dimostrare che i limiti sono solo dentro di noi e si nutrono dei nostri dubbi e delle nostre paure.
Quando agiamo trasformando i nostri  “mi piacerebbe fare” in “ora faccio” tutto diventa possibile e ci accorgiamo che camminare per 900 chilometri è la cosa più naturale del mondo, si tratta solo di mettere un piede davanti all’atro come gli uomini fanno dalla notte dei tempi.
Lasciare le certezze e imboccare strade nuove e sconosciute ci rimette in contatto con le nostre potenzialità e ci trasforma in persone migliori che sono in grado di dare agli altri speranza e felicità creando quella spirale virtuosa che include e si espande nel mondo.
 
Sono tornato, ed è già ora di ripartire.
 
Cammino di Santiago, Agosto Duemilaedodici                                                        AZ

martedì 4 settembre 2012


Non ci sono parole per descrivere l'enorme emozione che ho provato inginocchiandomi per baciare il lastricato secolare della Cattedrale di Santiago de Compostela dopo aver camminato 818km in 26 giorni.

Dal 26 luglio al 26 agosto 2012 ho percorso a piedi i 910 KM che separano San Jean Peid de Port da Fisterra lungo il CAMMINO DI SANTIAGO DE COPOSTELA in Spagna, è stata un esperienza straordinaria, unica, totalizzate.

mercoledì 11 luglio 2012

Ogni tanto tenta di vivere e basta.
Vivi semplicemente.
Non lottare e non forzare la vita.
Osserva in silenzio ciò che accade.
Lascia accadere ciò che accade.
Permetti a ciò che è, di esistere.
Lascia cadere ogni tensione e lascia che la vita fluisca, che accada.
E ciò che accade, te lo garantisco, libera.
Osho

giovedì 14 giugno 2012

Perrchè leggo

Io leggo perché ho preso il vizio. Io leggo perché non ho altro da fare. Io leggo perché siamo in pochi. Io leggo perché ho tempo. Io leggo poco perché non ne ho. Io vorrei leggere di più. Io te lo leggo negli occhi. Io leggo Braille, che non è un autore francese. Io leggo veloce. Io leggo a voce alta. Io leggo perché non mi piace alzare la voce. Io leggo per addormentarmi. Io leggo per sognare. Io leggo al contrario. Io leggo le carte. Io le divoro. Io rileggo. Io leggo tutto d’un fiato. Io leggo anche i bugiardini dei medicinali. Io leggo che è un piacere. Io leggo in piedi, a letto, in tram, in sala d’attesa, in ascensore, a tavola, alcesso. Io leggo e annoto, sottolineo, segno. Io leggo di nascosto. Io leggo per fare dispetto. Io leggo perché scrivo. Io scrivo perché leggo. Io leggo perché cresco. Io leggo perché questo mondo non mi piace. Io leggo per cambiarlo. Io leggo per evadere. Io leggo perché sono vivo. Io sono vivo perché leggo. Io leggo quando c’è una storia. Io guardo le figure. Io salto le pagine. Io leggo perché mi faccio un’opinione. Io leggo perché un’opinione ce l’ho già. Io leggo nel pensiero, negli occhi, nel futuro. Io leggo e mi innamoro, io leggo per sedurre, io leggo per saperne di più degli altri. Io leggo e qualche volta rido, qualche volta piango. Io leggo e ci penso su. Io leggo e approvo. Qualche volta no. Io leggo perché c’è chi vorrebbe proibirlo. Io leggo perché almeno imparo qualcosa. Io leggo perché non mi costa niente. Io leggo perché mi diverto, perché mi rilasso, perché mi sfogo. Io leggo quel che mi pare perché mi piace. Io leggo perché sento che mi fa bene. Io leggo punto e basta. Io vado al Circolo dei Lettori.

LETTORI FISSI